I primi 60 anni de ‘La struttura originaria’
La struttura originaria rimane ancora oggi, a detta di Severino, il terreno dove tutti i suoi scritti «ricevono il senso che è loro proprio»1, perché è in questo studio sull’essenza del fondamento che egli tenta per la prima volta di esprimere, nel modo più determinato e concreto, ciò che non è un semplice tentativo di stare, ma lo stare stesso della necessità. Si tratta dell’apparire dell’esser sé dell’essente la cui struttura include l’autotoglimento della propria negazione. Il che non significa che la posizione del fondamento sia preclusa sino a che il sistema delle sue negazioni non si sia concretamente dispiegato – «Il fondamento, nel suo aprirsi, non implica (negativamente) una quantità della negazione ma la totalità di questa o, appunto, l’universalità di questa. Sì che l’esclusione della negazione è infinita e universale»2 – ma che senza la negazione della verità, e cioè senza l’errare, la verità non può essere negazione dell’errare, e che poiché la negazione del fondamento è il sistema delle negazioni del fondamento, quanto più concreto è il volto della negazione, tanto più concreto sarà il volto del fondamento.
Severino E., a cura di Testoni I., Goggi G., Padova University Press, 2018